Il Coraggio del Dono
La solennità della Immacolata Concezione che la Chiesa celebra l’8 dicembre non è solo una festa religiosa in cui ricordiamo il dogma di Maria, la madre di Gesù come l’esempio più sublime della nostra umanità, ma è anche una realtà che riguarda tutti gli uomini per i suoi risvolti antropologici, spirituali, sociali.
La Chiesa ci presenta Maria come una creatura umana arricchita di tutti i doni di grazia a cui noi possiamo far ricorso nella nostra esistenza. Ella, preservata dal peccato, è il dono che Dio-Padre donandoci suo Figlio, ha fatto all’umanità. Nello stesso tempo, è il dono che l’umanità fa a sé stessa e a Dio in quell’anelito di purezza e integrità inscritto nella esistenza di ciascuno.
Non possiamo in questo momento storico, attraversato da ferite profonde di disumanizzazione, di egoismo, di violenze efferate, non ricorrere a Lei, Madre purissima, perché ci rafforzi nella nostra umanità, ci renda consapevoli delle radici della dignità di ogni uomo e di ogni donna, preziosi davanti al Creatore, e meraviglia di fronte al creato.
Misconoscere la propria dignità e quella altrui apre inesorabilmente la via all’indifferenza, allo scontro, all’offesa, alla prepotenza, al conflitto, alla guerra. Lo abbiamo sperimentato tristemente più volte ed è ancora sotto i nostri occhi. Questo non tocca solo la persona che si ha di fronte o accanto ma ferisce anche l’umanità intera.
Per questo ogni violenza commessa contro un essere umano è una ferita nella carne dell’umanità scrive papa Francesco in Fratelli tutti (FT 227). Di fronte alle guerre a pezzi, alle persone sospese dai loro sogni e dalla quotidianità normale a causa di un odio senza tempo, Maria ci chiama al senso di appartenenza che unisce tutti in una unica comunità umana, come fece lei con gli apostoli smarriti e impauriti; ci addita la riappropriazione del senso di sé e degli altri per costruire la fiducia reciproca.
Ci richiama al coraggio del dono, del farsi dono come lei, come suo Figlio che si è fatto solidale con tutti. Il miracolo dell’uomo, la meraviglia della creatura umana, la preziosità dell’esistenza devono guidare al superamento delle divisioni e creare saldi legami umani intorno alla convivenza pacifica.
Abbiamo bisogno di ricordarcelo costantemente, adoperarci per realizzarlo nelle nostre relazioni più immediate.
Il dono della pace va ricercato e custodito partendo da una base antropologica che dia senso alle relazioni e crei socialità autentica e fraterna. Certo, superare e appianare i grandi conflitti globali non è semplice, ma possiamo creare intorno a noi spazi di attenzione, di cura in cui far rifiorire la speranza; possiamo creare spazi di accoglienza interiore dove non si giudica, non si condanna ma si vive il rispetto, la tenerezza e la gentilezza; possiamo offrire il dono del tempo, regalato gratuitamente disarmando i nostri pregiudizi.
Noi tutti sull’esempio di questa Donna possiamo vivere il coraggio del farci dono ai fratelli.









